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COMUNfARE – verso una scuola per la progettazione popolare e il fare in comune

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COMUNfARE è un progetto di ricerca a lungo termine con un forte elemento pratico-progettuale, in cui rivolgiamo la nostra attenzione al contesto ambientale, sociale ed economico di un’area del Trentino coincidente grossomodo col distretto Comunità della Vallagarina e alle relazioni che legano questo territorio al contesto globale di cui è parte e in cui agisce ed evolve.

Con il progetto, che costituisce un punto di svolta nella nostra pratica di progettazione socialmente e politicamente impegnata, intendiamo contribuire su vari livelli a un cambiamento eco-sociale positivo della zona in cui viviamo e operiamo.

Nel corso del progetto attiveremo una serie di situazioni e spazi di apprendimento comune che vogliono essere collettivi, intergenerazionali, aperti e trans-locali (che cioè mirano a coinvolgere persone di diverse provenienze e a non concentrarsi su un luogo specifico come unico contesto d’azione).

Attraverso queste diverse situazioni vogliamo esplorare, sviluppare e incoraggiare la creazione di strutture e relazioni autorganizzate che seguono un duplice scopo — divenire collettivamente più consapevoli delle diverse dinamiche che investono e forgiano l’economia, la società, l’ambiente e la cultura del territorio e, contemporaneamente, creare, allargare e variegare spazi in cui essere meno esposti ai meccanismi precarizzanti e disciplinanti messi in atto dall’economia di mercato.

In questo modo, attraverso COMUNfARE, vogliamo favorire la costruzione, cura ed espansione del comune e dei beni comuni come dimensione materiale e sociale che incoraggia le persone a inventare e coltivare valori e modi di relazionarsi ad altri diversi da quelli promossi dal capitale, attraverso le sue logiche di profitto personale, competizione e individualizzazione.

Mentre il quadro locale della Comunità della Vallagarina è l’ambito in cui il progetto è situato fisicamente, crediamo sia fondamentale portare costantemente dentro COMUNfARE il contesto globale in cui il progetto opera e i cui processi plasmano questa porzione di territorio e, viceversa, sono plasmati da essa.

Alcune delle questioni che attualmente poniamo in questa ricerca:

— Quali strutture e iniziative possono facilitare pratiche di cooperazione, cura, dialogo, mutualità e autorganizzazione nelle nostre vite e al contempo diminuire l’influenza di valori come il profitto personale, la competizione, l’accumulazione e l’individualizzazione?

— Come può il progetto attivare e valorizzare saperi, esperienze e competenze detenute da abitanti di diversa età e provenienza nel territorio di riferimento? Come possono le persone coinvolte apprendere vicendevolmente l’una dall’altro in maniera liberatoria e in grado di rafforzare la propria consapevolezza e capacità di agire?

— Prendendo l’antropocene come il quadro storico-epocale allargato in cui operiamo – contrassegnato da interventi sempre più profondi da parte della razza umana sui sistemi, meccanismi e organismi della terra – come può il cosiddetto non-umano (comprendente tutto ciò che non è umano ma che influenza il modo in cui viviamo – dagli agenti atmosferici, alla flora e alla fauna, a strutture e costruzioni artificiali) essere attivamente incorporato in processi che mirano a un cambiamento eco-sociale di tipo progressista?

— Come può una pratica di progettazione socialmente e politicamente impegnata divenire resiliente operando in un contesto periferico e non-metropolitano, senza però perdere di vista le reti trans-locali di cui è parte?

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Ultima modifica: 31 marzo 2015